
Recentemente ci siamo trovati ad affrontare un episodio piuttosto complesso relativo alla casella di posta elettronica di un cliente. Il comportamento osservato inizialmente poteva essere interpretato come un normale tentativo di phishing o spam, ma l'analisi tecnica ha mostrato che la situazione era più articolata.
Ogni email ricevuta nella casella veniva automaticamente sostituita con un messaggio di estorsione (il classico schema di sextortion scam), contenente richieste di pagamento in criptovaluta ed affermazioni false riguardo a presunti accessi a webcam, documenti personali e cronologia di navigazione.
La particolarità del caso era che qualsiasi email in arrivo veniva modificata: anche messaggi di prova inviati da account diversi arrivavano correttamente per pochi istanti e poi venivano sostituiti con il medesimo testo fraudolento.
Un ulteriore elemento significativo era la comparsa periodica di messaggi nella cartella Bozze, che venivano poi spostati nella Posta in arrivo. Questo indicava chiaramente che un processo con accesso alla mailbox stava creando nuovi messaggi e sostituendo quelli originali.
Dopo diverse ore di analisi, incluse verifiche sugli header SMTP, controlli delle impostazioni di sicurezza e revoche progressive delle sessioni, il problema è stato risolto revocando tutte le sessioni attive e disconnettendo completamente gli accessi alla casella, interrompendo così l'attività dell'attaccante.
L'episodio offre alcuni spunti utili sia in termini di prevenzione sia di gestione operativa di incidenti simili.


In realtà non è giusto definirli problemi: Windows 7 è ormai "in pensione" da tempo ed è lecito che l'azienda sviluppatrice non lo supporti più ufficialmente. Fatto sta che, negli ultimi giorni, gli "irriducibili di Windows 7" stanno sperimentando seri problemi con la versione del programma in oggetto.
È una tattica piuttosto irritante e sfrutta un trucco psicologico per indurre a richiamare.
