2026-05-04

Parlare per capirsi o per impressionare?

Spesso mi ritrovo ad usare inutili termini od oscuri acronimi inglesi. Immancabilmente, poi, mi sento in colpa.

Ci sono volte in cui è impossibile farne a meno (davvero?), tuttavia, in genere, il problema risiede in:

  • una mescolanza di pigrizia e prolungata esposizione ad ambienti popolati da tecnici informatici, brillanti project manager (volutamente in inglese) e consulenti di ogni sorta (il mondo è tanto bello);
  • desiderio di circondarsi di un'aura di competenze o modernità.

Sì, oggi siamo polemici per cui ecco una lista di parole da sostituire con l'equivalente italiano.

Tecnici

Bug → errore, difetto. Purtroppo ci cado sempre.

Crashblocco, arresto

Custom (ed assai peggio customizzato) → personalizzato, su misura.

File → vedi lo specifico articolo

Logregistro

Release → versione.

Repository→ archivio. Anche se repo fa tanto sviluppatore professionista.

Storagememoria (o memoria di massa), archiviazione.

Ticket→ segnalazione o richiesta di assistenza. Purtroppo nei momenti di crisi, quelli nei quali siamo più fragili ed esposti, ci ritroviamo ad utilizzare CRM con case/ticket/issue da segnalare/aprire finendo così profondamente condizionati dal termine inglese.

Workflow → flusso di lavoro. È più frequente costruire una frase per poter utilizzare questo termine piuttosto che averne effettivamente bisogno!

Consulenti, manager (lato sensu) e project manager

Best practice → buone pratiche, procedure collaudate, metodologie (metodologie!) collaudate.

Brainstorming → confronto di idee.

Budget → stanziamento o disponibilità economica. È un'equivalenza completa, perciò utilizzare questo termine è peccato ancor più grave.

Call → non offenderò l'intelligenza del lettore proponendo alternative.

Deadline → una scadenza senza fatale (dead) e senza via di uscita?

Follow-upseguito, riscontro.

Meeting → la cara (si fa per dire), vecchia (ed inutile) riunione.

Performanceprestazioni

Updateaggiornamento.

Value proposition → vedi l'articolo dedicato.

Tutti

Content creator → proprio perché ormai tutti siamo creatori di contenuti, è del tutto inutile volersi dare un tono usando la formula inglese.

Fake news → notizie false. No, ormai anche i bambini delle elementari dicono fake news, quindi non sembrerete più intelligenti usandolo anche voi.

Feedback → questa è una parola interessante perché, sebbene possa esser tradotta fedelmente, la scelta migliore dipende dal contesto. Quindi commento, riscontro, opinione, valutazione, reazione; in ambito tecnico retroazione o risposta.

Follower → certo seguace ricorda una setta, ma cosa ci impedisce di usare iscritto?

Hashtag → quando ci si riferisce al carattere (`#`) possiamo chiamarlo filetto (anche se ci prenderanno in giro), più in generale etichetta va benissimo (purtroppo non ha mai attecchito).

Like → mi piace.


Rovesciamento del punto di vista

Non sono da trascurare neanche quelle parole che, pur essendo italiane, sono uscite dal limbo per la loro assonanza con l'equivalente inglese "di moda".

Si tratta di parole abusate ed irritanti, tutte caratterizzate da "inflazione semantica". Utilizzarle ci riduce al livello di un puffo: "Grande Puffo vorrei puffare il puffo che mi puffa quando puffo..." solo con 'assertività', 'resilienza' (o simili) al posto di `puff*`! 

Assertività → devo ancora imbattermi in un corso di formazione nel quale non se ne faccia uso. Parole come fermezza, gentilezza, capacità di farsi valere, chiarezza sono state soppiantate perché troppo "vecchie".

Iconico → il marketing, moderno demonio, vorrebbe conferire un'aura di sacralità (vedi icona) a cose e persone effimere definendole iconiche. Le scarpe, una serie TV,  una padella di penne al salmone... non sono iconiche; possono, tuttavia, essere emblematiche, simboliche, rappresentative, fantasmagoriche, leggendarie... Correttamente, invece, parliamo di "segno iconico" riferendoci a qualcosa che mantiene una relazione di somiglianza con l'oggetto significato (come nei casi di una mappa od un'icona del desktop).  

Resilienza → viene dal latino ed ha sempre trovato posto in ambito fisico/tecnico e psicologico/sociale, tuttavia il continuo uso, esteso al linguaggio comune, la rende abusata ed insopportabile. Guai a dire forza d'animo, adattabilità, tenacia, equilibrio... no solo resilienza; flessibilità, capacità di adattamento, tolleranza ai guasti, robustezza ed affidabilità... termini aboliti per suonare più tecnici e positivi (davvero?).

 


La competenza non si misura dalla quantità di parole solenni che riusciamo ad infilare in una frase, ma da quante ne possiamo togliere senza perdere precisione.