2026-09-28

Creare una chiavetta USB avviabile con Ventoy su Slackware 15

Questa guida descrive come preparare, con Slackware Linux 15 e Ventoy, una chiavetta USB avviabile (contenente una o più immagini ISO).

Come esempio useremo una ISO di Windows Server ed eventuali driver aggiuntivi. Con Ventoy non è necessario scrivere ogni ISO sulla chiavetta con dd: Ventoy viene installato una sola volta e, successivamente, le immagini ISO vengono aggiunte direttamente sulla partizione dati della chiavetta.

Si possono copiare anche normali file, per esempio i driver da utilizzare durante l'installazione.

Preparare una chiavetta Ventoy su Slackware 15

  • Individuare la chiavetta con il comando:
    lsblk -o NAME,SIZE,MODEL,MOUNTPOINTS
    
    Supponiamo che questa sia /dev/sdb. Attenzione: Ventoy cancellerà il contenuto della chiavetta (può esser preventivamente necessario smontare la chiavetta: umount /dev/sdb1);
  • Scaricare Ventoy per Linux dal sito ufficiale ed estrarlo:
    tar xf ventoy-*-linux.tar.gz
    cd ventoy-*
    
    Come `root`:
    su
    sh Ventoy2Disk.sh -i /dev/sdb
    
    Usare il dispositivo completo (/dev/sdb), non la partizione (/dev/sdb1).
  • Dopo l'installazione Ventoy crea una grande partizione dati. Montarla:
    mkdir -p /mnt/ventoy
    mount /dev/sdb1 /mnt/ventoy
    
    Copiare la ISO:
    mkdir -p /mnt/ventoy/ISO
    cp Windows_Server_2019.iso /mnt/ventoy/ISO/
    
    Non è necessario estrarre o modificare la ISO.
  • È possibile tenere sulla stessa chiavetta anche i driver del server:
    ISO/
        Windows_Server_2019.iso
    
    Drivers/
        SmartArray/
        Network/
        Chipset/
    
    Per i driver necessari durante Windows Setup è preferibile avere direttamente i file:
    *.inf
    *.sys
    *.cat
    
    Se Windows non vede il disco RAID, scegliere: Load driver ed indicare la directory corrispondente sulla chiavetta.
  • Dopo la copia:
    sync
    umount /mnt/ventoy
    
  • Avviare il server dalla chiavetta USB, selezionare la ISO nel menu Ventoy e scegliere: Boot in normal mode. Usare wimboot mode solo se l'avvio normale non funziona. Per aggiungere altre ISO in futuro basta copiarle sulla partizione Ventoy: non occorre ricreare la chiavetta.

2026-09-23

Procedura di rinnovo ambiente Entratel

  1. Controllare, innanzitutto, di avere i dati necessari. Servono il numero della busta Entratel, il PIN di revoca scelto quando fu creato l'ambiente attuale e, per la successiva generazione, il pincode Entratel.
    Accedendo con SPID/CIE/CNS, l'Agenzia indica che il pincode e le altre credenziali possono essere recuperati da Profilo utente → Credenziali di sicurezza → Prelievo pincode/credenziali.
  2. Revocare il vecchio ambiente. Accedere all'area riservata Entratel ed andare in Profilo utente → Credenziali di sicurezza → Gestione certificati → Ripristino dell'ambiente di sicurezza.
    Inserire numero busta e PIN di revoca. Questa è l'operazione che rende possibile generare i nuovi certificati. Se si sta operando come incaricato, bisogna prima cambiare l'utenza di lavoro e selezionare il codice fiscale del soggetto incaricante.
  3. Aprire Desktop Telematico → Entratel. Prima della generazione controllare in File → Impostazioni → Applicazioni → Entratel che sia configurato correttamente il percorso dell'ambiente di sicurezza, cioè la cartella nella quale saranno conservate le nuove chiavi. È possibile utilizzare anche un dispositivo rimovibile.
  4. Selezionare Entratel → Sicurezza → Imposta ambiente → Genera ambiente. La procedura guidata richiede pincode, codice fiscale, progressivo sede, un nuovo PIN di revoca ed una password di protezione dell'ambiente. Per la sede principale il progressivo è normalmente 000.
  5. Sceglire e conservare con particolare attenzione il nuovo PIN di revoca. È proprio questo codice che consentirà, fra tre anni o in caso di problemi, di revocare nuovamente l'ambiente senza recarsi all'Agenzia.
  6. Proseguire con . Desktop Telematico presenta un riepilogo: l'Agenzia consiglia esplicitamente di stamparlo/conservarlo in luogo sicuro, soprattutto perché contiene le informazioni necessarie per un futuro ripristino.
  7. Nella fase successiva inserire le credenziali Entratel necessarie alla trasmissione. Se si sta generando l'ambiente per l'utenza con cui si opera direttamente selezionare invio da effettuare per proprio conto (altrimenti invio da effettuare per conto di un altro soggetto, indicando codice fiscale e progressivo sede dell'incaricante).
  8. Continuare con . Normalmente Desktop Telematico fa tutto automaticamente: crea e trasmette il file di richiesta REQ.CCC, riceve CERTIF.IN e importa i nuovi certificati nell'ambiente di sicurezza. Alla fine, nella cartella dell'ambiente devono comparire almeno UTEF.P12 (chiavi di firma), UTEC.P12 (chiavi di cifratura) e UTENTE.KS (keystore contenente entrambe). Il messaggio "I certificati sono stati importati con successo" indica il completamento della procedura.
  9. Come verifica finale, usare Entratel → Sicurezza → Visualizza certificati. Conviene controllare sia la nuova data di scadenza, sia che i certificati rispettino gli standard attuali. L'Agenzia richiede, tra l'altro, chiavi RSA da 4096 bit per la cifratura; Desktop Telematico consente di verificarlo entrando nel dettaglio del certificato.

Riferimenti Guida rapida - Generazione ambiente di sicurezza utenti Entratel.

2026-09-14

TIM HUB+ Huawei DN8245X6-8X: il range DHCP condiziona l'accesso a Internet

La sostituzione di un router in una rete già esistente dovrebbe essere, almeno in teoria, un'operazione abbastanza semplice: si assegna al nuovo apparato lo stesso indirizzo LAN del precedente, si replica la configurazione DHCP e si collegano gli switch.

Con il TIM HUB+ Huawei DN8245X6-8X, tuttavia, ci siamo imbattuti in un comportamento piuttosto poco intuitivo che può creare parecchia confusione in reti dove convivono client DHCP e dispositivi con indirizzo IP statico.

Il problema, una volta individuato, è facile da aggirare. Capire cosa stesse succedendo lo è stato molto meno.

 

Configurazione di partenza

La rete utilizzava:
  • LAN: 192.168.1.0/24
  • Gateway: 192.168.1.1
  • DHCP: 192.168.1.20 - 192.168.1.90
Alcuni dispositivi, soprattutto server e altre macchine che devono mantenere un indirizzo noto, utilizzavano invece IP statici al di fuori del pool DHCP, per esempio:
  • 192.168.1.99
  • 192.168.1.253
È una configurazione del tutto comune. Normalmente ci si aspetta che il pool DHCP determini semplicemente quali indirizzi il router può assegnare automaticamente, mentre il NAT verso Internet venga applicato all'intera rete 192.168.1.0/24.

Sul DN8245X6-8X provato, però, le cose non sono andate così.

TIM documenta la possibilità di configurare il server DHCP e di creare associazioni statiche tra nome, MAC address e indirizzo IP, ma la documentazione pubblica non chiarisce il comportamento della voce Intervallo IP NAT presente nell'interfaccia del router.
 

Il sintomo

Dopo aver sostituito il precedente gateway con il nuovo Huawei, alcuni computer navigavano normalmente, mentre altri no.

La situazione era apparentemente contraddittoria:
  • 192.168.1.29 → Internet OK
  • 192.168.1.99 → Internet KO
  • 192.168.1.253 → Internet KO
Gli host problematici riuscivano però a raggiungere perfettamente il router:
  • ping 192.168.1.1 OK
  • ping 8.8.8.8 KO
Quindi:
  • Ethernet funzionava;
  • ARP funzionava;
  • la subnet era corretta;
  • il gateway era raggiungibile;
  • il problema non era DNS, dato che falliva anche il ping diretto ad un indirizzo IP pubblico.
Il traffico si fermava sostanzialmente al router.
 

L'indizio decisivo

C'era una correlazione molto sospetta:
  • Pool DHCP: 192.168.1.20 - 192.168.1.90
  • 192.168.1.29 → dentro il pool → Internet OK
  • 192.168.1.99 → fuori dal pool → Internet KO
  • 192.168.1.253 → fuori dal pool → Internet KO
L'interfaccia del router contiene inoltre una sezione denominata Intervallo IP NAT, i cui limiti risultano vincolati all'intervallo DHCP impostato.

In generale una policy NAT può certamente essere limitata in funzione dell'indirizzo IP sorgente: Huawei documenta esplicitamente NAT policy che selezionano o escludono determinati indirizzi e intervalli. Il punto insolito non è quindi la possibilità tecnica di farlo, ma il modo in cui tale comportamento viene esposto e collegato alla configurazione DHCP in questo firmware.

Per eliminare ogni possibile interferenza della rete aziendale, abbiamo isolato completamente il nuovo router.

Collegando direttamente un notebook via Ethernet e gli abbiamo assegnato:
  • IP: 192.168.1.99
  • Mask: 255.255.255.0
  • Gateway: 192.168.1.1
  • DNS: 8.8.8.8
Risultato:
  • ping 192.168.1.1 OK
  • ping 8.8.8.8 KO
  • navigazione KO
Abbiamo quindi modificato soltanto l'indirizzo IP del notebook a 192.168.1.89, lasciando invariati mask, gateway, DNS, cavo ed ogni altra impostazione.

Risultato:
  • ping 192.168.1.1 OK
  • ping 8.8.8.8 OK
  • navigazione OK
192.168.1.89 apparteneva al range DHCP .20-.90; .99 no. A quel punto il comportamento era sufficientemente isolato da escludere switch, server DHCP esterni, cablaggio, DNS e configurazioni della precedente infrastruttura.
 

La soluzione

Abbiamo esteso il range configurato sul router a 192.168.1.2 - 192.168.1.254 ed utilizzato la funzione di IP statico/prenotazione MAC-IP del per gli apparati che devono conservare un indirizzo preciso.

Per esempio:
  • SERVER → 192.168.1.250
  • altro PC → 192.168.1.99
TIM documenta ufficialmente questa possibilità nella sezione: Avanzate → LAN → IP statico dove è possibile associare nome, MAC address e IP.

Dopo l'estensione dell'intervallo e la creazione delle relative prenotazioni, anche un host con IP configurato manualmente ha iniziato a navigare normalmente.

La configurazione finale deve quindi essere inequivocabile:

Anche l'opzione Inoltro DHCP del Huawei va normalmente lasciata disabilitata quando il router stesso serve direttamente i client della medesima subnet.
 

Perché questo comportamento è sorprendente?

DHCP e NAT sono normalmente due funzioni concettualmente indipendenti.

Il DHCP risponde alla domanda "Quali indirizzi IP posso assegnare automaticamente ai client?". Il NAT risponde invece a "Quale traffico proveniente dalla LAN devo tradurre verso l'indirizzo pubblico?"

In una comune LAN 192.168.1.0/24 è perfettamente normale utilizzare:
  • 192.168.1.20 - .90 DHCP
  • 192.168.1.100 - .254 indirizzi statici
aspettandosi che entrambi i gruppi possano raggiungere Internet.

Le piattaforme Huawei possono tecnicamente applicare NAT in funzione dell'indirizzo sorgente, quindi non c'è nulla di scorretto nel meccanismo in sé.

Ciò che consideriamo poco intuitivo nel firmware TIM provato è piuttosto:
  • la relazione tra range DHCP e host ammessi al NAT;
  • il vincolo dell'"Intervallo IP NAT" al range DHCP;
  • la scarsa spiegazione di questo comportamento nella documentazione pubblica;
  • il fatto che un host fuori range continui a raggiungere perfettamente il router, facendo inizialmente pensare a problemi completamente diversi.
Il TIM HUB+ Huawei DN8245X6-8X si è rivelato, una volta configurato correttamente, perfettamente utilizzabile anche in una LAN preesistente con server e altri dispositivi ad indirizzo fisso.

2026-09-07

Thunderbird 155. Risolta la stampa PDF, ma le nuove email spariscono

Il recente aggiornamento a Mozilla Thunderbird 155 ha finalmente risolto il problema della stampa in formato PDF, ma ha introdotto un bug critico nei filtri dei messaggi: le nuove email spariscono subito dopo lo scaricamento.

La Causa

L'aggiornamento ha corrotto alcuni filtri preesistenti, inserendo una riga di criterio completamente vuota. Thunderbird interpreta questa riga bianca come una regola valida per qualsiasi email, spostando automaticamente ogni nuovo messaggio nel Cestino o nell'Archivio.

La Soluzione

  • Sistemare i filtri: andare su Strumenti → Filtri dei messaggi, aprire i filtri attivi ed eliminare qualsiasi riga vuota cliccando sul pulsante meno [-].
  • Disattivare per test: se il problema persiste, togliere la spunta a tutti i filtri per verificare se le email tornano a comparire normalmente.
  • Recuperare la posta: controllare nel Cestino o in Archivio per recuperare e spostare manualmente i messaggi già scaricati e nascosti dal bug.

2026-09-01

Thunderbird 154 stampa pagine bianche dai PDF

Con Thunderbird 154 può verificarsi un problema piuttosto curioso nella stampa dei file PDF allegati ai messaggi: il documento viene visualizzato correttamente nel lettore PDF interno di Thunderbird e anche l'anteprima di stampa appare normale. Quando però si invia effettivamente il documento alla stampante, il risultato può essere una pagina completamente bianca.

Il problema non dipende dal file PDF né, in genere, dai driver della stampante, si tratta di una regressione nota di Thunderbird 154 relativa alla stampa dal visualizzatore PDF integrato.

Soluzioni temporanee

In attesa dell'aggiornamento, il modo più semplice per aggirare il problema è:

  • salvare il PDF e stamparlo con un programma esterno;
  • oppure configurare Thunderbird affinché apra i PDF con un'applicazione esterna, invece del visualizzatore integrato.

    La seconda opzione si trova in: Impostazioni → Generale → File e allegati → PDF  scegliendo quindi Usa altra applicazione.

La correzione

Il problema è stato identificato dagli sviluppatori di Thunderbird e la correzione è prevista nella versione 155. Se quindi Thunderbird 154 mostra correttamente il PDF e la sua anteprima ma la stampante produce soltanto pagine bianche, prima di intervenire su driver, CUPS o configurazione della stampante conviene verificare la versione di Thunderbird. In questo caso, molto probabilmente, la stampante è del tutto innocente.

Vedi anche: Thunderbird 154 PDF preview prints blank pages.